Giancarlo Sacconi

Cenni biografici | Cosa penso di..| Aforismi | Curiosità

Le Virtù

Il valore della virtù risiede nella capacità di dare un'impronta stabile alla nostra personalità. Di per sè la virtù non promette niente, si limita a compiacersi dei propri atti.
Le virtù ci consentono di avere un’identità, un proprio segno. Uno stile. Un grande stile, quando si riesce a mantenere la calma (la bellezza) di fronte alle grandi lotte della vita, i grandi imprevisti che di volta in volta ci assalgono e richiedono la capacità di una risposta.
Come ricompensa alla vita la virtù offre il puro sentimento della dignità.
Nella grande tradizione filosofica occidentale, già in Aristotele, negli stoici, e poi nella tradizione cristiana, le virtù sono considerate i cardini della strutturazione del carattere.

La virtù come arte (del vivere).

Un’idea di virtù ce la dà la parola greca "άρετή" la cui radice è ar da cui il latino ars. La virtù possiamo vederla perciò come un’arte. La capacità di realizzare qualcosa di pieno, di riuscito, di bello. Quindi il concetto di virtù contiene una componente della realizzazione. Si può perciò dire che la virtù è una abilità a realizzarsi, ad esistere, ad uscire dalle difficoltà.
Si dice di un pianista che è un grande virtuoso, di un violinista che è un grande esecutore, si dice virtuoso di un acrobata, nel senso che questi fanno fare alle mani e al corpo cose che normalmente gli uomini non abili non riescono a fare. La mano è sempre la stessa, ma è una mano priva di perizia, rispetto a quella abile del pianista o dell’artigiano.
Quindi la virtù è quella abilità attraverso cui l’uomo sviluppa le sue capacità e quindi si realizza sempre più pienamente. Ma poiché noi siamo in relazione con altri uomini, questo suo affermarsi significa anche entrare nello spazio di altri, con un rischio insito di innescare una dinamica di inimicizia. E allora perché la virtù sia capace di bene, in questo suo realizzarsi, deve confrontarsi con l’altro, e l’incontro ci può essere solo se si è convergenti e non oppositivi. E questo avviene quando gli uomini si mettono reciprocamente a servizio. Spinoza dice che tra cose che si somigliano bisogna sviluppare la somiglianza. Da qui deriva la sua affermazione che Homo homini deus est (L'Uomo è Dio dell'Uomo), in contrapposizione all’Homo homini lupus (L’uomo è un lupo per l'uomo) di Hobbes.
Da questo punto di vista, quindi, la virtù che realizza è orientata al bene.
Per converso, quando l'uomo non accetta di confrontarsi con gli altri, non vuole nessuno sopra di sé e impone la sua più totale affermazione, esprime quello stato d'animo che afferisce alla "superbia". Il vizio della superbia si iscrive, infatti, in questo schema. Perché il superbo è colui che vuole. Che vuole diventare legislatore di tutto, ma legislatore arbitrario.


La virtù come forza.

L’altra radice di virtù deriva dalla parola latina virtus-ùtis «forza, coraggio», der. di vir «uomo» “è la capacità di adempiere, in ogni occasione, ai doveri del proprio stato, nei confronti della Società e della Famiglia. Essa si esercita con disinteresse e non si arresta né davanti ai sacrifici né davanti alla morte.”. Così recita il vocabolario Treccani.
In altre parole ancora:
La disposizione naturale a fuggire il male e fare il bene, perseguito come fine a sé stesso, fuori d'ogni considerazione di premio o castigo. La capacità di compiere una determinata opera.


Le virtù cardinali.

Esistono delle virtù, se una distinzione si deve fare circa le virtù, che hanno a che fare con la costruzione della propria personalità. Se la virtù è, appunto, l’abilità ad esistere, darsi una forma, uno stile, questo modo di essere virtuosi varia a seconda dei contesti. Allora ci sono delle virtù fortemente caratterizzate come lavoro su di sé. Sul modo di plasmare la propria energia.
Queste virtù sono le virtù cardinali:

  • prudenza,

  • giustizia,

  • fortezza,

  • temperanza.

Questa è la versione cristiana, catechistica, però la base originaria in cui sono stati elaborati questi termini, e codificate queste virtù, parte da Platone e trova un suo assetto nella filosofia stoica.
Cardinali perché sono le grandi virtù umane che consentono all’uomo di essere uomo integrale.
Cardinali anche perché da queste scaturiscono tutte le altre virtù secondarie.

Le prime 2 sono virtù del GIUDIZIO, perchè sono virtù in base alle quali si decide cosa è bene fare in un certo contesto.
Le altre 2 sono virtù del CARATTERE perché permettono di produrre un giudizio nei confronti della realtà, in modo da poter prendere una decisione e metterla in pratica in base ad un criterio il più possibile corretto.

Prudenza e Giustizia
sono quelle proprie dell'intelletto,  della razionalità
contrapposte a
Fortezza e Temperanza
virtù etiche, che riguardano cioè il comportamento morale


Dante.
“Io mi volsi a man destra, e posi mente
all’altro polo, e vidi quattro stelle,
non viste mai fuor che dalla prima gente.”

Purgatorio Canto I, 22

Dante vede 4 stelle. È nel polo australe, dov’è il Paradiso. Le hanno viste soltanto Adamo ed Eva che stavano nel Paradiso terrestre.
Poi queste quattro stelle non sono state viste più tutte insieme, dopo la caduta.
E queste 4 stelle sono, appunto, le virtù cardinali.
Dante vuole dirci che è impossibile che l'uomo nella sua imperfezione, dopo la caduta, riesca a possedere queste qualità tutte assieme e pienamente.