Giancarlo Sacconi

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Filosofia

Noi siamo abituati a pensare alla filosofia come una specie di lusso, una specie di perdita di tempo.

Eppure la filosofia ci ha trasmesso i concetti fondamentali all'interno dei quali è cresciuta l'intera civiltà occidentale.

La filosofia ha seminato parole quali Sì e No, il Sì che esclude il No, che per noi sono oggi naturali, ma che non esistono nelle popolazioni arcaiche.

E ancora altre parole quali niente, essere, ora, dopo, il tempo.

La nostra civiltà si è sviluppata grazie a questa semina.

E la nostra civiltà è diventata civiltà planetaria. Queste parole decisive non erano presenti prima della nascita dell'Occidente.

Accanto a queste parole troviamo le categorie: qualità, quantità, tempo , spazio, divenire, eterno, senza le quali non spiccicheremmo parola, noi uomini comuni.

E non solo. Nemmeno la scienza potrebbe dire qualcosa senza parole quali prima, poi, ora, dopo, non ancora, ormai più.

Il pensiero filosofico all'inizio, proprio facendo giocare questi concetti: essere, niente, tempo, divenire, si difende dalla morte evocando il Dio.

Perché la cosa che ha sempre interessato di più l'uomo è il problema della morte, l'imminenza, l'incombenza della morte.

La filosofia dell'inizio (i greci antichi) tenta di vincere la morte attraverso un sapere che individui il “luogo”, cioè Dio, in cui ciò che preme a noi mortali è messo al sicuro, per sempre. Un sapere che fissi in modo incontrovertibile ciò che ci preme di più.


I greci hanno parlato di Dio non perché erano dei teologi, o degli intellettuali, ma perché Dio può significare innanzitutto il luogo dove collocare ciò che di fondamentale vogliamo conservare. Il Dio dei greci non è il contenuto di una fede, di una volontà, di una opinione, di  un “credo che ci sia Dio”.

La filosofia non si accontenta di questo perché la filosofia, e la scienza che è una conseguenza della filosofia, nascono dalla paura. La paura della morte. Questo dicono i greci.

Ecco perché il linguaggio filosofico è insopprimibile e costituisce la barriera rispetto alla quale l'agire dell'uomo non può prevaricare.

L'agire dell'uomo non può abbatterla.

Se esiste un Dio esiste stabilmente e non come contenuto di una fede, un Dio le cui leggi si impongono su tutto e su tutti.

Pensiamo per un attimo alle tesi celeberrime del biologo Monod: noi veniamo dal niente e ritorniamo nel niente.





E riflettiamo sulle affermazioni di Hawking che il mondo è creato dal niente senza che ci sia un creatore.

La parola "niente" per noi è una parola, scontata, che significa niente, appunto! Una parola astratta rispetto a cui tendiamo ad alzare le spalle.
Eppure è una parola che porta con se significati straordinari, così come straordinario è il significato di ciò a cui il niente si contrappone.
Se pensiamo, infatti, che "niente" è sinonimo di morte, ci rendiamo subito conto che davanti alla parola niente non possiamo alzare le spalle, come non lo facciamo davanti alla parola morte.

E, infatti, l'uomo non ha mai alzato le spalle di fronte alla morte. La prima cosa che ha fatto quando ha capito che il morto era una cosa che non si muoveva più, ha tentato di evitare, di combattere, di allontanare la morte.
Soprattutto quando ha capito che quel non muoversi più era l'annientamento del vivente, cioè l'andare verso il niente e diventare niente.

L'uomo è la storia del tentativo di vincere o di allontanare e di sopportare la morte.

Non c'è da scandalizzarsi per il fatto che il fisico e il biologo usino come pietre parole ("il niente")  che ci sembrano montagne, perché oggi tutti più o meno crediamo, o quanto meno l’élite della cultura  crede, che non c'è un Dio che trasformi il proprio pensiero,  dallo stato di idea divina, appunto, allo stato di creature.
Certo, oggi siamo in un periodo di reviviscenza del cristianesimo, però l'andamento della grande cultura è verso ciò che Nietzsche chiama "La morte di Dio".

Perciò, se prima la filosofia diceva a ogni tecnica: "fermati, perché c'è un limite, che è il divino, che tu non puoi oltrepassare". Ora il sottosuolo essenziale del pensiero del nostro tempo dice “quel limite non c'è più": DIO è morto!